La qualità dei siti web delle PA, un contesto sempre più misurabile

Lo scorso mese di ottobre Formez PA ha pubblicato un vademecum, a corollario delle linee guida dei siti web delle PA, che fornisce indicazioni su modalità e strumenti con cui le Amministrazioni possono misurare la qualità dei propri siti web. Si tratta di un documento con molti spunti di interesse e che stende il tappeto rosso all’utilizzo sempre più diffuso della “Bussola della trasparenza”.

Il vademecum “Misurazione della qualità dei siti web delle PA” ha il grande merito di fornire un quadro completo del contesto normativo e dello stato dell’arte relativo alle iniziative intraprese. Poggiandosi sui principi delle Linee guida per i siti web delle PA, illustra infatti una serie di variabili di qualità che schematizzano e rendono confrontabili le caratteristiche di ogni sito istituzionale.

Le variabili sono sintetizzate in sei indici:
–    Contenuti minimi
–    Accessibilità e usabilità
–    Valore dei contenuti
–    Servizi
–    Dati pubblici
–    Amministrazione 2.0

I valori rilevati di tali indici confluiscono nel radar web PA, una matrice che presenta graficamente i risultati ottenuti in scala 1-100, consentendo un facile confronto della qualità di siti diversi, come nell’esempio rappresentato in figura:

Il documento affronta poi la tematica, sempre più attuale, della trasparenza dei siti web. Si tratta di un principio la cui attuazione è piuttosto vasta e articolata e che impone alle Pubbliche Amministrazioni di inserire all’interno del proprio sito istituzionale una serie di contenuti ed informazioni per favorire il controllo da parte dei cittadini.

Le Linee Guida avevano già compiuto un grande sforzo nella raccolta di tutti gli obblighi normativi in tema di contenuti web per le PA; con questo vademecum si formalizza un altro importante elemento: la Bussola della Trasparenza. Si tratta di uno strumento automatico di analisi e monitoraggio della presenza sui siti web dei contenuti minimi imposti dalle disposizioni normative, basato sulla verifica della presenza nel codice HTML delle pagine web istituzionali di metadati, cioè variabili descrittive in grado di consentire ai motori di ricerca il recupero delle informazioni.

La Bussola verifica quindi la presenza dei metadati consigliati nelle tabella 5 del par. 4.2.1 delle Linee Guida dei siti web delle PA e restituisce il risultato di tale analisi attraverso una struttura semplice e graficamente intuitiva, basata su “faccine” con i colori dei semafori: se la verifica del requisito è di colore verde, la sezione interessata è presente e rispetta la sintassi richiesta; se è di colore giallo, il contenuto è presente, ma viene etichettato attraverso un sinonimo della nomenclatura indicata nelle Linee Guida; se è di colore rosso, il sistema non rileva i metadati che dovrebbero essere presenti.

E’ importante chiarire che, allo stato attuale della normativa, l’utilizzo della Bussola non è un obbligo di legge bensì uno strumento di supporto alla diffusione della trasparenza. Infatti, mentre gli obblighi di legge si riferiscono alla presenza di informazioni e di particolari sezioni sul sito istituzionale; i metadati sono delle indicazioni supplementari che consentono la lettura di tali informazioni da parte di strumenti automatici.

Eventuali non conformità, quindi, non segnalano necessariamente un mancato rispetto degli obblighi di legge, ma possono essere semplicemente sintomo del mancato inserimento dei metadati. La Bussola, in ogni caso, costruisce un meccanismo virtuoso basato sullo stimolo di adeguamento a standard di qualità per la Pubblica Amministrazione, anche attraverso funzionalità come il confronto fra siti differenti (che potrebbe spingere a una sorta di “competizione” fra Enti) e la classifica degli Enti più virtuosi. Si tratta di dinamiche partecipative nuove nel campo della PA, che vogliono spingere verso un maggiore senso della trasparenza attraverso la diffusione di standard de facto, facilmente misurabili e soprattutto verificabili dai cittadini.

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